Più dell’80% dei diplomati trova lavoro entro un anno. Nel 90% dei casi, il lavoro è coerente con il percorso di studi.

 

 

Gli Istituti Tecnici Superiori confermano il loro successo, legato anche al forte coinvolgimento delle imprese. Stando a questi numeri, tratti dal “monitoraggio 2019” presentato dal presidente di Indire Giovanni Biondi, non è difficile capire perché questo tipo di formazione inizi ad attrarre anche diplomati liceali e addirittura laureati.

 

Certo, i diplomati provenienti dagli istituti tecnici sono ancora – e giustamente – la componente principale del corpo studenti (62,3%), ma le iscrizioni di liceali (21,3%) e i laureati (6,1%) sono in netto aumento, a dimostrazione che la buona reputazione di questi istituti sta finalmente scalzando la concezione – decisamente antiquata – della laurea come unico titolo degno di prestigio sociale. 

 

In un Paese in cui, a, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) si attesta intorno al 28,9% (dati Eurostat, luglio 2019), i grandi risultati ottenuti dagli ITS non possono che essere incoraggianti e spostare l’ago della bilancia nella scelta del percorso post diploma. Anche considerato che, se i laureati possono decidere di frequentare gli ITS, vale anche il contrario: frequentare gli istituti tecnici superiori non preclude certo l’accesso all’università, anzi, permette di frequentarla con maggior serenità, consapevoli di avere già in tasca un bagaglio di competenze spendibile nel mondo del lavoro oltre che crediti formativi di esami riconosciuti a livello di ateneo.

 

Circoscrivendo l’indagine alla Lombardia, poi, i dati sono ancora più incoraggianti, con l’86% degli studenti ITS che trova lavoro entro soli 6 mesi dal diploma, a dimostrazione che i 18 milioni di euro di investimento destinati alle scuole tecniche ha dato i suoi frutti.

 

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Tuttavia, è troppo presto per adagiarsi sugli allori. Nel 2018 si è superata quota 10mila studenti, ma è ancora poco rispetto a quanto si fa in Europa e, soprattutto, rispetto agli iscritti alle università. Forse è colpa di una comunicazione ancora poco capillare. Eppure l’Italia è il Paese per antonomasia del “saper fare”, un Paese in cui la bottega e l’apprendistato sono sempre stati grandi fonti di eccellenze. 

 

In direzione di un sapere di questo tipo, che non tralascia la teoria ma è molto orientato all’apprendimento pratico, si muove Accademia Symposium, con il suo corso mirato per la formazione di Smart Manager dell’Enoturismo, professionisti cioè capaci di valorizzare e comunicare le produzioni locali, integrandole con il patrimonio culturale e paesaggistico.

 

Il corso dura 2 anni e si avvale della collaborazione e del patrocinio di partner importanti come il Consorzio Franciacorta e l’Università Cattolica di Piacenza. L’orientamento al lavoro e il forte contatto con il mondo delle imprese è testimoniato anche dalla qualità dei docenti, che provengono al 70% da aziende leader del settore. Le 1000 ore di tirocinio previste (su 2000 complessive) vantano esperienze didattiche e laboratori all’avanguardia come il SensoryLab dell’Università Cattolica di Piacenza, dedicato all’analisi sensoriale del vino, lezioni con leader dell’innovazione come ARVAtec e anche la possibilità di conseguire attestati di primo e secondo livello di “esperto assaggiatore ONAV” (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vini), per una conoscenza il più possibile completa di questo grande prodotto italiano. 

 

Il tutto, accompagnato dalla scoperta del territorio della Franciacorta, per collocare il vino nel proprio contesto naturale e culturale e per imparare a promuovere e comunicare le sue caratteristiche specifiche. 

 

Accademia Symposium è uno dei primi istituti in Italia in grado di offrire un percorso formativo in questo nuovo ambito enogastronomico.

 

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Accademia Symposium

Scuola di Formazione Agroalimentare in Franciacorta

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